Sono Loro

Sono in grado di insinuarsi dentro di te, avviando processi inarrestabili. Sono in grado di cambiare la natura delle cose, attraverso la loro percezione. Sono in grado di farti dubitare, di ingannarti o di ispirarti fiducia. Sono in grado di trasportare qualsiasi cosa e sono in grado di nascondere altrettanto. Sono in grado di illuminare immensamente così come possono sbarrare ogni lume, abbandonandoci all’oscurità più fitta. Sono in grado di farti pensare e in grado di farci scoprire. Sono in grado di alterare noi stessi ed alterarsi tra di loro, interagendo su due livelli. Possono essere dimenticate, e molto spesso lo sono. Sono il più potente ed il più sottovalutato degli strumenti del potere: non si tratta di banconote e non si tratta nemmeno di idee; le sto usando adesso, si tratta di parole.

Canto notturno

Sono a letto adesso, e sono solo. La mezza è passata da diverso tempo e sono poche, le macchine, che ancora hanno il coraggio di vagare, nella quiete, alla ricerca di un portone, alla ricerca di qualcosa, di qualcuno. Sono solo, nel letto e fuori, adesso, sento gli uccelli cantare. È notte, ogni uomo adesso dorme, la televisione è muta, proietta immagini mute di un mondo che adesso inevitabilmente deve tacere, deve tacere perchè io non lo sto ascoltando. Immobili luci, inutili perchè nessuno passa adesso, nessuno si muove, nessuno più si avventura, neppure gli amanti si baciano stasera. È solo silenzio, che neppure le stelle riescono a infrangere, è cielo grigio sopra di noi. Uno strattone, una serranda si chiude, falciando gli uccellini. Adesso è solo silenzio, domani sarà l’alba.

Ci vediamo domani

Muovendo passi giocosi,
separati da pochi metri,
ci spostiamo, a sera molto tarda,
per le viuzze, affianco di chiese,
facciate di tempi remoti
e dei presenti.

Ridendo e scherzando,
festeggiando la gioia, l’odore acre
di vacanza, di giornata.
È la notte, silenziosa e pochi
Metri ci scansano.

Guarda tu, passante accigliato,
accostato alle porte del Duomo,
se ti pare diverso, o se ti pare strano.
Guardate voi, amanti gentili,
seduti ai piedi dell’ardua
scalata del cielo.

Attaccato a queste marce amiche dimore
tanto mi costa separarmene,
che non lo faccio. Immobile
e l’acqua ristagna, si guasta.

Mi disturbano i nuovi arrivati,
l’ipocrisia dei piedi di piombo,
il ghiaccio sottile dello sconosciuto.
Sorrisi che stridono, che toccano,
ed io, che non ne ho voglia, ripugno.

Torno a casa adesso.
Salutando con cortesia, mi giro
Alla volata di sguardi, tranquilli,
Ed una promessa: ci vediamo domani.
Ci vediamo domani.

(Giorgio Pesti)