Mese: settembre 2014

Sono stato.

Sono stato
Al fronte delle belle
Vette svizzere.

Ho passato le profonde
Gole, per trovarmi
Minimo.

Annullato dalle altezze
Enormi e dalla nebbia
Recinte.

Minimo tra i giganti
Assumo e muto
Divertite forme.

Vivo l’istante, vivo
Nel vento breve,
Ch’è spirante sempre.

Vivo nel lento
Lapso notturno e sempre
Squisito.

Vivo dovunque e tra gli anfratti
Scoscesi dei miei cari dirupi
Percepisco l’amore.

(Giorgio Pesti)

E risposare, si.

Ho voglia di posarmi su erbe
Dolcemente al buio.
Tra frasche di qualche albero
Ripulito dalla pioggia.
Assaporare l’aria pulita
E bagnata, odorosa e fresca.

Ispirare di fredde
Notti la culla gelata,
Vibranti stelle.
Dormire all’ombra
D’eterni lumini, mille.

E riposare, si.

(Giorgio Pesti)

Eppure dev’essere bella, io so.

La vita è difficile e dura
Tocca essere giganti
Sulle spalle di giganti
Forse troppo grandi per bambini
Troppo piccoli per correre.

Roma grande e gloriosa
Splende decaduta e morta
Ai miei piedi giace
Come una puttana, sporca dei vostri
Piedi di porci.

Quanto amo questa città!
Così come amo voi, oh brutte
Distorte immagini, d’un uomo
Glorioso che resiste
Solo tra le colonne.
Testimoni d’un passato morto,
Cosa sono io, se non un rudere
Penoso di storia finita?

Pesanti come un macigno
S’abbattono le maree.
Crollano i tritoni e non si vede alcuno
Reggere la corrente.
È morto. L’hanno assassinato

Tocca esser giganti oggi
Contro tutti e contro
I flutti d’un mare, maiale e merdoso,
Vuoto d’ogni sostanza
Che non sia consumata.

Dove gettare domani queste righe
Schifosamente inconsumabili
D’un cadavere?
Eppure la vita
Deve essere bella, io so.

(Giorgio Pesti)