Lettere

Lettera aperta ai poeti

Cari lettori,
Il rifiuto, moderno, del passato non ha nulla di glorioso. Dovrebbe essere chiarito ciò, una volta per tutte. A tutti gli “scrivitori di versi” (L’espressione appartiene a Marcello Eydalin) vorrei ricordare, con questa aperta lettera, che la tradizione va superata, non evitata.

La nuova poesia è destinata ad un compito, oggi, a dir poco impegnativo (cosa che tuttavia è sempre stata tipica dell’arte in quanto tale). Questo compito è fondamentale e sostanzialmente lo stesso di sempre: preservare la bellezza e l’umanità dell’uomo, conservare e coltivare tutto ciò che ci pone e ci possa un domani porre al di la dell’aristotelico “animale sociale”.
Sono cambiati tuttavia i termini di tale espressione poetica, sono cambiate radicalmente le forme e gli spazi poetici così come è cambiata totalmente la veste e l’essenza del lettore. Antropologicamente non resta nulla del vecchio lettore, il viso e gli occhi dell’acculturato sono cambiati, sono scettici verso il “culturame” (Pasolini) e verso qualunque cosa li faccia sentire sbagliati, strani, diversi o inadatti. Odio e disprezzo sono classici sentimenti, seppur mascherati, provati verso il culturame, maledettamente inutile ed avverso all’utilitarismo lavorativo che impone un regime consumistico.

La nuova poesia ha bisogno di superare la tradizione, poichè la tradizione è oggi, palesemente, morta e sconfitta.
La nuova poesia ha bisogno di nuove parole, da ricercare al di fuori dal vecchio e dal presente.
La nuova poesia deve certamente scartare dalla norma. Tuttavia, e questo è il vero intento di tale lettera aperta, la nuova poesia (seppur di nascosto forse) ha bisogno, e non può trascendere, dal rispetto e dalla conoscenza profonda del padre.

Mostruoso è il figlio nato dalle viscere di una donna morta, ancor di più lo è colui che la tomba disprezzi.

(Giorgio Pesti)