Poesia

Ci vediamo domani

Muovendo passi giocosi,
separati da pochi metri,
ci spostiamo, a sera molto tarda,
per le viuzze, affianco di chiese,
facciate di tempi remoti
e dei presenti.

Ridendo e scherzando,
festeggiando la gioia, l’odore acre
di vacanza, di giornata.
È la notte, silenziosa e pochi
Metri ci scansano.

Guarda tu, passante accigliato,
accostato alle porte del Duomo,
se ti pare diverso, o se ti pare strano.
Guardate voi, amanti gentili,
seduti ai piedi dell’ardua
scalata del cielo.

Attaccato a queste marce amiche dimore
tanto mi costa separarmene,
che non lo faccio. Immobile
e l’acqua ristagna, si guasta.

Mi disturbano i nuovi arrivati,
l’ipocrisia dei piedi di piombo,
il ghiaccio sottile dello sconosciuto.
Sorrisi che stridono, che toccano,
ed io, che non ne ho voglia, ripugno.

Torno a casa adesso.
Salutando con cortesia, mi giro
Alla volata di sguardi, tranquilli,
Ed una promessa: ci vediamo domani.
Ci vediamo domani.

(Giorgio Pesti)

Annunci

Chiedo scusa

Babilonia non dovrebbe mai discostare cosi,
le sue porte.
Tanto impetuose,
tanto divoranti le sue lingue
consumano il legno,
e lento marcisce.
Logorato macigno.
Sfibrato, come ali
di cera si scioglie 
al sole troppo dorato, cola:
interstizi delicati, maledetta finzione,
sono chiusi, truffati.
Ahi dolorosa furia..

Partorisco quindi assurde analogie,
bugiardo e mendico
di me stesso e voi lettori.
Chiedo scusa, non sono roccia,
non sono l’angelo che vorrei e no,
io non volo. In questo momento
sono sdraiato, al buio, da solo
e in questo, io, si
potrei già forse sparire.

(Giorgio Pesti)

È un lampo

Trema inconsapevolezza,
Rigagnoli di seta, non rugiada;
È già presto sera.
Fulmineo barlume, un treno,
Si staglia lestissimo;
È un lampo il crollo.
Bianchi quadrati susseguirsi,
Ed è già finito
Ed è già così tanto lontano.