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Canto notturno

Sono a letto adesso, e sono solo. La mezza è passata da diverso tempo e sono poche, le macchine, che ancora hanno il coraggio di vagare, nella quiete, alla ricerca di un portone, alla ricerca di qualcosa, di qualcuno. Sono solo, nel letto e fuori, adesso, sento gli uccelli cantare. È notte, ogni uomo adesso dorme, la televisione è muta, proietta immagini mute di un mondo che adesso inevitabilmente deve tacere, deve tacere perchè io non lo sto ascoltando. Immobili luci, inutili perchè nessuno passa adesso, nessuno si muove, nessuno più si avventura, neppure gli amanti si baciano stasera. È solo silenzio, che neppure le stelle riescono a infrangere, è cielo grigio sopra di noi. Uno strattone, una serranda si chiude, falciando gli uccellini. Adesso è solo silenzio, domani sarà l’alba.

Stelle

Un perturbante presentimento
Di morte, s’insinua
Tra le maglie.
Cocci spaccati,
A terra, tremendi.
Come masticato
Mi sento agitare, forte
E meditabondo nel buio.
Deludenti saluti ed abbandoni
Fragili, ovunque.
Un dilaniante dolore,
Capace di strozzare e attanagliare
Qualsiasi amore.
Scossa, tuono,
Vibrazioni, è il terremoto.
Tremori precisi e diffusi,
Lampo, ribolle la terra,
S’aprono ogni dove squarci,
Grida chiare, ruvide,
Ferite violente.
È morto, giace atterrato il soffitto.
Tra gli spazi sono stelle.

(Giorgio Pesti)

Eppure dev’essere bella, io so.

La vita è difficile e dura
Tocca essere giganti
Sulle spalle di giganti
Forse troppo grandi per bambini
Troppo piccoli per correre.

Roma grande e gloriosa
Splende decaduta e morta
Ai miei piedi giace
Come una puttana, sporca dei vostri
Piedi di porci.

Quanto amo questa città!
Così come amo voi, oh brutte
Distorte immagini, d’un uomo
Glorioso che resiste
Solo tra le colonne.
Testimoni d’un passato morto,
Cosa sono io, se non un rudere
Penoso di storia finita?

Pesanti come un macigno
S’abbattono le maree.
Crollano i tritoni e non si vede alcuno
Reggere la corrente.
È morto. L’hanno assassinato

Tocca esser giganti oggi
Contro tutti e contro
I flutti d’un mare, maiale e merdoso,
Vuoto d’ogni sostanza
Che non sia consumata.

Dove gettare domani queste righe
Schifosamente inconsumabili
D’un cadavere?
Eppure la vita
Deve essere bella, io so.

(Giorgio Pesti)