Poesia

Ci vediamo domani

Muovendo passi giocosi,
separati da pochi metri,
ci spostiamo, a sera molto tarda,
per le viuzze, affianco di chiese,
facciate di tempi remoti
e dei presenti.

Ridendo e scherzando,
festeggiando la gioia, l’odore acre
di vacanza, di giornata.
È la notte, silenziosa e pochi
Metri ci scansano.

Guarda tu, passante accigliato,
accostato alle porte del Duomo,
se ti pare diverso, o se ti pare strano.
Guardate voi, amanti gentili,
seduti ai piedi dell’ardua
scalata del cielo.

Attaccato a queste marce amiche dimore
tanto mi costa separarmene,
che non lo faccio. Immobile
e l’acqua ristagna, si guasta.

Mi disturbano i nuovi arrivati,
l’ipocrisia dei piedi di piombo,
il ghiaccio sottile dello sconosciuto.
Sorrisi che stridono, che toccano,
ed io, che non ne ho voglia, ripugno.

Torno a casa adesso.
Salutando con cortesia, mi giro
Alla volata di sguardi, tranquilli,
Ed una promessa: ci vediamo domani.
Ci vediamo domani.

(Giorgio Pesti)

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È un lampo

Trema inconsapevolezza,
Rigagnoli di seta, non rugiada;
È già presto sera.
Fulmineo barlume, un treno,
Si staglia lestissimo;
È un lampo il crollo.
Bianchi quadrati susseguirsi,
Ed è già finito
Ed è già così tanto lontano.

Le foglie.

Passano via, calando
E cedono il passo a questo bruto
Dicembre le foglie.

Fragili gelate, ristrette,
Si spezzano taglienti e sottili
Separandoci.

Snaturati miasmi s’abbondano
Come vuote parole,
Posate come la neve.

Silenziosi archi bianchi
E bianchi finiscono gli arredi,
Mangiati dentro.

Terribile, nevica la notte,
Più terribili ancora
I tuoi passi pestano le foglie.

(Giorgio Pesti)